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Fondi indicizzati ed ETF: guida semplice per chi inizia

Cosa sono i fondi indicizzati, perché i costi contano, quali rischi comportano e come confrontarli prima di investire in Italia.

Grafico di un indice di borsa sullo schermo di un portatile

I fondi indicizzati sono uno degli strumenti più usati da chi investe per la prima volta. Il motivo è semplice: non cercano di battere il mercato, ma di replicarlo, con costi in genere contenuti.

In questa guida vediamo cosa sono, perché i costi pesano tanto nel lungo periodo, quali rischi comportano, quali strumenti esistono in Italia per usarli e come confrontarli. Non troverai nomi di prodotti né promesse di rendimento: solo i criteri per capire e valutare.

In 30 secondi

  • Un fondo indicizzato replica un indice di mercato invece di scegliere i titoli uno per uno.
  • In Italia si trovano soprattutto sotto forma di ETF, quotati in Borsa e acquistabili tramite un conto titoli.
  • I costi annui, anche se sembrano piccoli, fanno una grande differenza dopo molti anni.
  • Il valore oscilla e può scendere: sono adatti a soldi che non ti servono per molti anni.
  • Prima di investire, verifica il trattamento fiscale e leggi il documento con le informazioni chiave (KID).

Cos’è un fondo indicizzato

Un indice di mercato è un paniere di titoli che rappresenta un mercato o una sua parte: per esempio le principali società di un Paese, di un’area geografica o del mondo intero. Un fondo indicizzato compra i titoli che compongono l’indice, nelle stesse proporzioni, con l’obiettivo di ottenere lo stesso andamento.

Questa strategia si chiama gestione passiva. Il gestore non decide quali società comprare o vendere in base alle proprie previsioni: segue le regole dell’indice. I fondi a gestione attiva, invece, hanno un team che seleziona i titoli per cercare di fare meglio del mercato. La gestione attiva costa di solito di più, e non è detto che il risultato finale, al netto dei costi, sia migliore.

ETF e fondi comuni indicizzati

Un fondo indicizzato può avere due forme. L’ETF (Exchange Traded Fund) è quotato in Borsa: si compra e si vende durante la giornata, come un’azione, attraverso un conto titoli. Il fondo comune indicizzato non è quotato: si sottoscrive tramite banca o piattaforma e il prezzo viene calcolato una volta al giorno. In Italia la forma più diffusa per i piccoli risparmiatori è l’ETF.

Perché i costi contano così tanto

Il costo principale di un fondo è indicato come costo annuo complessivo, spesso chiamato TER. Viene prelevato ogni anno dal patrimonio del fondo, quindi non lo vedi come una spesa separata: riduce direttamente il rendimento.

A questo si aggiungono altri costi:

  • commissioni di acquisto e vendita applicate dalla banca o dall’intermediario;
  • spread, cioè la differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita in Borsa;
  • imposta di bollo sul deposito titoli, calcolata sul valore del portafoglio;
  • eventuali canoni del conto titoli o del conto corrente collegato.

Una differenza di un punto percentuale all’anno sembra poca cosa. Nel tempo, però, pesa molto, perché i costi riducono il capitale su cui maturano i rendimenti degli anni successivi.

25.540 €Esempio: 10.000 € dopo 20 anni, ipotizzando un rendimento lordo del 5% annuo e costi dello 0,2% (4,8% netto)
19.898 €Esempio: stessa ipotesi di rendimento lordo, ma con costi dell’1,5% annuo (3,5% netto)
5.642 €Esempio: differenza tra i due casi dopo 20 anni, dovuta solo ai costi (tasse escluse)

Le cifre sono un esempio matematico basato su un rendimento costante ipotetico. Nella realtà i rendimenti variano ogni anno e possono essere negativi. L’esempio serve solo a mostrare l’effetto dei costi, che invece sono certi.

Diversificazione: cosa significa davvero

Diversificare vuol dire non dipendere dal destino di poche aziende o di un solo settore. Un fondo che replica un indice ampio contiene centinaia o migliaia di titoli. Se una società va male, l’effetto sul totale è limitato.

La diversificazione ha però diversi livelli:

  • per numero di titoli: un indice con poche decine di società è meno diversificato di uno con migliaia;
  • per area geografica: un indice di un solo Paese dipende dall’economia di quel Paese;
  • per settore: un indice tematico, per esempio solo tecnologia, concentra il rischio;
  • per tipo di strumento: azioni e obbligazioni reagiscono in modo diverso alle fasi di mercato.

C’è anche il rischio di cambio. Se il fondo investe in titoli in dollari o in altre valute, il valore in euro cambia anche con il tasso di cambio. Alcuni fondi coprono questo rischio, e il nome riporta di solito la dicitura “hedged”. La copertura ha a sua volta un costo.

Rischio e orizzonte temporale

Un fondo indicizzato azionario segue il mercato anche quando scende. In alcuni periodi storici i mercati azionari hanno perso una parte rilevante del loro valore in pochi mesi e hanno impiegato anni per recuperare. Chi è costretto a vendere durante un ribasso trasforma una perdita temporanea in una perdita definitiva.

Per questo l’orizzonte temporale è decisivo: i soldi investiti in azioni dovrebbero essere somme che non ti servono per molti anni. I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri.

Orizzonte temporale e uso tipico dei soldi (indicazioni generali)
Quando ti servono i soldi Uso tipico Strumenti di solito considerati
Entro 1–2 anni Fondo di emergenza, spese programmate Conto corrente, conto deposito, libretto
Tra 3 e 5 anni Anticipo per la casa, auto, studi Strumenti a basso rischio, obbligazioni a breve scadenza
Oltre 10 anni Pensione, obiettivi di lungo periodo Maggiore spazio per fondi indicizzati azionari

Gli strumenti disponibili in Italia

In Italia esistono diversi modi per investire in fondi indicizzati. Ognuno ha regole e trattamenti fiscali propri, che cambiano nel tempo: verifica sempre le condizioni aggiornate.

Conto titoli

È lo strumento di base per comprare ETF. Con il regime amministrato, la banca calcola e versa le imposte sui guadagni al posto tuo. Con il regime dichiarativo, devi indicarli tu nella dichiarazione dei redditi. Il trattamento fiscale di guadagni e perdite sugli ETF ha alcune regole particolari: informati presso la banca o un commercialista prima di vendere. Un quadro generale è nella guida alle basi delle tasse in Italia.

PAC, piano di accumulo del capitale

Il PAC non è un prodotto diverso, ma un modo di investire: versi una cifra fissa a intervalli regolari, per esempio ogni mese. Molti intermediari permettono di impostare un PAC anche su ETF. Il vantaggio principale è la disciplina: investi con costanza senza cercare il momento giusto.

PIR, piani individuali di risparmio

I PIR sono contenitori che offrono vantaggi fiscali se si rispettano precisi vincoli: limiti di versamento, periodo minimo di detenzione e regole sugli investimenti ammessi, orientati alle imprese italiane. Proprio per questi vincoli, sono in genere poco diversificati a livello geografico.

Fondi pensione

La previdenza complementare permette di dedurre i contributi dal reddito entro certi limiti e prevede una tassazione agevolata sulle prestazioni. Alcune linee di investimento hanno un’impostazione vicina a quella indicizzata. I soldi però restano vincolati fino alla pensione, salvo i casi di anticipo previsti dalla legge. I lavoratori dipendenti possono anche destinare il TFR a un fondo pensione. Ne parliamo nella guida su come funziona la pensione.

Come confrontare due fondi indicizzati

Due fondi che replicano indici simili possono avere differenze importanti. Questi sono i criteri principali, tutti indicati nel KID e nella documentazione del fondo.

Criteri per confrontare fondi indicizzati ed ETF
Criterio Cosa guardare
Indice replicato Quali titoli, Paesi e settori contiene, e quanti
Costo annuo (TER) Più basso è, meglio è, a parità di indice
Scostamento dall’indice Quanto il rendimento del fondo si discosta da quello dell’indice nel tempo
Metodo di replica Fisica (compra i titoli) o sintetica (usa contratti derivati)
Politica dei proventi Ad accumulazione (reinveste i dividendi) o a distribuzione (li paga)
Dimensione e liquidità Patrimonio del fondo e volumi di scambio, che incidono sullo spread
Valuta e copertura Valuta di quotazione ed eventuale copertura del cambio
  1. Definisci l’obiettivo e l’orizzonte

    Scrivi a cosa servono i soldi e fra quanti anni. Questo determina quanto rischio puoi sostenere.

  2. Scegli il tipo di esposizione

    Decidi se vuoi un indice mondiale, di un’area o una combinazione di azioni e obbligazioni.

  3. Confronta i fondi sullo stesso indice

    Usa i criteri della tabella e leggi il KID di ciascuno.

  4. Verifica i costi dell’intermediario

    Commissioni per ordine, canoni e costi del PAC possono pesare più del TER su piccole somme.

  5. Imposta versamenti regolari

    Un importo fisso mensile riduce la tentazione di cercare il momento perfetto.

Con il calcolatore qui sotto puoi simulare come cresce un capitale con versamenti regolari e un rendimento ipotetico. Ricorda che è una simulazione, non una previsione.

Una volta avviato l’investimento, controllalo una o due volte l’anno, non ogni giorno. Guardare spesso i prezzi aumenta la tentazione di vendere nei momenti di ribasso, che è uno degli errori più costosi per chi investe a lungo termine.

Fonti ufficiali

  • Consob: educazione finanziaria, KID e verifica degli intermediari autorizzati
  • Agenzia delle Entrate: tassazione aggiornata di ETF, fondi e piani di risparmio
  • Banca d’Italia: albi degli intermediari e guide per il cliente

Domande frequenti

Qual è la differenza tra un ETF e un fondo indicizzato?

L’ETF è un fondo indicizzato quotato in Borsa, che si compra e si vende durante la giornata tramite un conto titoli. Il fondo comune indicizzato non è quotato e si sottoscrive tramite banca o piattaforma, con un prezzo calcolato una volta al giorno. L’obiettivo di replicare un indice è lo stesso.

Con quanti soldi si può iniziare a investire in fondi indicizzati?

Molti intermediari permettono di iniziare con piccole somme, anche tramite un PAC mensile. Con importi bassi, però, le commissioni fisse per ogni ordine possono pesare molto in percentuale. Confronta i costi dell’intermediario prima di scegliere l’importo e la frequenza dei versamenti.

I fondi indicizzati possono perdere valore?

Sì. Seguono l’andamento del mercato che replicano, anche quando scende, e in alcuni periodi le perdite possono essere rilevanti. Per questo sono adatti a somme che non ti servono per molti anni e che puoi lasciare investite anche durante i ribassi.

Meglio un ETF ad accumulazione o a distribuzione?

Quello ad accumulazione reinveste i dividendi nel fondo, quello a distribuzione li versa periodicamente sul conto. La scelta dipende dal fatto che tu voglia un’entrata periodica o preferisca far crescere il capitale. Anche il trattamento fiscale dei proventi può differire: verificalo con la banca o un professionista.

Dove trovo i costi di un fondo indicizzato?

Nel KID, il documento contenente le informazioni chiave, che l’intermediario deve metterti a disposizione prima dell’acquisto. Vi trovi il costo annuo, i rischi e gli scenari di rendimento. Per i costi dell’intermediario, come commissioni e canoni, consulta il suo foglio informativo.

Chi scrive

Redazione HomeCasa

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